blog di Pizzo Calabro

Regno Borbone in Italia

UN PIZZITANO CHE AMA LA STORIA D’ITALIA

di Domenico Vallone

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Franco Savelli per dare concretezza alle sue aspirazioni di vita si è dovuto allontanare giovanissimo da Pizzo, ma non ha mai dimenticato le sue radici. È ritornato tutte le volte che ha potuto, sia per trascorrere una breve vacanza che per partecipare a importanti impegni culturali. Il Kiwanis Club di Vibo Valentia, a cui ho l’onore di appartenere, gli ha attribuito nel 2018 il “Premio We Build” riconoscendogli una lunga e importante attività professionale con rilevanti risultati sia nel settore farmaceutico che in quello umanistico.

ImmagineNato a Pizzo nel 1937, ha studiato a Genova dove si è laureato in Chimica. Ha operato come ricercatore e docente presso le Facoltà di Farmacia delle Università di Sassari e di Genova essendo stato titolare dei corsi di “Analisi chimico farmaceutica”, di “Progettazione e sintesi dei farmaci” e di “Chimica Farmaceutica”; ha pubblicato, vari articoli su riviste nazionali e internazionali e due testi universitari di cui “Analisi Chimico farmaceutica” (Ed. Piccin) tutt’ora in uso. Ultimato il suo impegno professionale si è dedicato alla saggistica storica e teologica scrivendo vari libri fra cui “Il Cristianesimo dei primi secoli tra filosofia e riti misterici”, “Riforma protestante e Controriforma cattolica”, “Saggezza latina”, “Giuda Iscariota, l’enigma irrisolto” e “Manfredi di Sicilia, L’affascinante, controversa e tragica parabola di un re”.

L’ultimo suo lavoro “I Regni di Napoli e di Sicilia tra il 1700 e il 1870 – Periodo della dinastia Borbone” illustra la storia del nostro Paese soffermandosi in particolare sul periodo dal 1735 al 1861 governato dai Borbone, a parte la breve interruzione della Repubblica Napoletana (1799) e quella del Regno Napoleonico di Giuseppe Bonaparte (1806-1808) e di Gioacchino Murat (1808-1815). Dopo, il Congresso di Vienna ha unificato i due Regni nel “Regno delle Due Sicilie”.

È interessante osservare come Savelli dettaglia le sconvolgenti vicissitudini dei Regni meridionali nel primo trentennio del ‘700. In tale periodo, prima che si insediasse la dinastia Borbone, i due Regni furono oggetto di uno sgradevole patteggiamento, passando dal dominio degli spagnoli di Filippo V, ai piemontesi di Vittorio Amedeo di Savoia, di nuovo agli spagnoli e poi agli austriaci di Carlo VI d’Asburgo. Una amara sequenza che Voltaire riassunse con “Il popolo italiano è stato per secoli il premio dei vincitori”.

È rilevante quanto viene illustrato sia su Gioacchino Murat, il personaggio storico che interessa noi pizzitani, dove viene puntualizzato il ruolo determinante avuto nella vicenda dai nostri concittadini (il capitano Trentacapilli, il canonico Masdea ed il popolo di quel giorno che Carmelo Bilotta analizza in un saggio), sia sul Congresso di Vienna, che sembrava avesse accontentato tutti ma, in effetti, ha lasciato vivi i movimenti insurrezionali che sotto la cenere si sono rinfocolati per poi divampare. L’esame storico di Franco Savelli si centra soprattutto sull’amministrazione dei re Borbone: da capostipite Carlo al figlio Ferdinando ed ai discendenti. Francesco I, Ferdinando II e Francesco II fino al crollo del Regno e all’annessione a quello sabaudo, in seguito alla campagna garibaldina. In questa anche il pizzitano Benedetto Musolino (fondatore di Figliuoli della Giovane Italia) ha coperto un ruolo non secondario. Il libro, corredato da numerose citazioni e note a piè di pagina utili per collegamenti ed approfondimenti, conclude con gli avvenimenti che portarono all’Unità d’Italia ed al conseguente prezzo dell’unificazione. Le rivolte popolari aspramente represse e le inchieste che ne seguirono fecero emergere i problemi popolari e strutturali che trovarono definizione con la “Questione meridionale”.

Franco Savelli con tale sua opera pone un altro importante tassello nel puzzle infinito della storiografia della nostra Italia dei secoli diciottesimo e diciannovesimo.

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