blog di Pizzo Calabro

Napoleone e Murat

NAPOLEONE NON AIUTÒ MURAT
A CONQUISTARE LA SICILIA

di Domenico Vallone

…..

Perché Napoleone Bonaparte non aiutò Gioacchino Murat a conquistare la Sicilia?
Qualche settimana fa ho pubblicato una mia riflessione sull’Approdo di Pizzo nell’800, stimolato dalla lettura del libro di Franco Savelli “I Regni di Napoli e di Sicilia tra il 1700 e il 1870 – Periodo della dinastia Borbone” . In quella riflessione citavo il caso in cui Gioacchino Murat, che il cognato Napoleone aveva posto nel 1808 sul trono del Regno di Napoli conferendogli il titolo di Re, fu costretto a rinunciare al tentativo di conquistare, due anni dopo, anche il Regno di Sicilia. Qui, protetto dagli inglesi, si era rifugiato il re Borbone Ferdinando IV. Quest’episodio mi è parso un evento che avrebbe potuto cambiare la storia del Meridione. Ho chiesto, pertanto, a Franco di dettagliare i motivi che hanno determinato quella coincidenza.
In verità i motivi tattici o strategici di conquista territoriale appaiono, in quell’evento, soverchiati dai rapporti fra Napoleone e Murat a cui si sovrapponevano le trame della regina Maria Carolina d’Asburgo, moglie di re Ferdinando.
Gioacchino Murat era uno dei migliori e più fidati generali di Napoleone di cui nel 1800 aveva sposato la sorella Carolina. Tuttavia, in più occasioni, Murat aveva assunto iniziative personali non condivise dal cognato. Quando fu nominato re di Napoli (in successione a Giuseppe Bonaparte nominato re di Spagna), intese governare in prima persona, divergendo dalla posizione di Napoleone che intendeva controllare ogni regione del suo Impero. Inoltre Gioacchino, tra i familiari, era il più esplicito nei riguardi di Napoleone. Infatti quando, alla fine del 1809, si tenne a Parigi una riunione di famiglia per la scelta della seconda moglie di Napoleone che voleva legarsi alla potente dinastia degli Asburgo, Murat, unica voce fuori dal coro, eccepì affermando che la dinastia più potente d’Europa era quella russa dei Romanov non quella degli Asburgo che era invece la più prestigiosa.
Viste le potenze militari di quel tempo l’osservazione sembra appropriata.

C’è da chiedersi, però, se fosse anche sincera.
Appropriata certo ma inutile. Napoleone, infatti, aveva già scelto di sposare Maria Luisa Asburgo e non la russa Anna Romanova. Semmai è opportuno chiedersi se la posizione di Murat fosse anche disinteressata. E qui sono plausibili i dubbi in quanto Napoleone, sposando Maria Luisa d’Asburgo veniva ad imparentarsi con l’ex regina di Napoli, Maria Carolina che era nonna della sposa di Napoleone (in quanto Maria Luisa era figlia della figlia di costei, Maria Teresa di Borbone). Una prospettiva che non era rassicurante per Murat, viste le incomprensioni esistenti con Napoleone ed il tempo in cui i troni erano al vento di ogni trattato di pace.
Precedentemente quali erano i rapporti tra Napoleone e la regina Maria Carolina?
Erano pessimi. Perché Napoleone era a conoscenza dei tentativi di tramare contro di lui della regina Maria Carolina, una Asburgo e quindi dichiarata avversaria della Francia (Maria Carolina era sorella dell’ex regina di Francia, Maria Antonietta, ghigliottinata). Al punto che Napoleone, durante la cerimonia della sua incoronazione a re d’Italia, tenuta a Milano nel 1805, intimò all’ambasciatore del Regno di Napoli di riferire il pesante avvertimento: “Dite alla vostra regina che io so le sue brighe contro la Francia, ch’ella andrà maledetta dai suoi figli, perché in pena dei suoi mancamenti non lascerò a lei né alla sua casa tanta poca terra quanta ne occupa il sepolcro”. Quando poi Napoleone sposò Maria Luisa d’Asburgo, i rapporti con la regina Maria Carolina si trasformarono in una sorta di commedia degli inganni. Maria Carolina prospettava un trasferimento sotto l’area di influenza francese dei suoi regni e Napoleone, sornione, ne controllava le mosse.
Questi i rapporti personali di Napoleone con Murat e con la regina Maria Carolina. Resta da capire perché Napoleone rinunciò a sostenere Murat nella conquista della Sicilia, un territorio che gli avrebbe consentito il controllo dei traffici nel Mediterraneo.
Napoleone non mirava al controllo del mare in quanto consapevole della debolezza della sua marina rispetto a quella inglese. Basta ricordare le sconfitte di Albukir e Trafalgar. E poi il progetto napoleonico era rivolto al dominio territoriale dell’Europa. In quella primavera del 1810 la situazione era questa: un contingente inglese, in protezione della dinastia Borbone, era schierato al di là dello Stretto. Al di qua, oltre al contingente napoletano di Murat, c’era una divisione francese comandata dal generale Grenier. Invadere la Sicilia significava per Napoleone intraprendere uno scontro con l’Inghilterra per favorire l’insediamento di un Murat che dava segni di sfuggire al suo controllo. Strategicamente, per Napoleone, era più opportuno mantenere il contingente inglese impegnato nel presidio dell’isola e sottrarlo allo scenario di guerra europeo. Napoleone aveva dato ordine a Grenier di muoversi solo su richiesta della regina Maria Carolina che aveva problemi di convivenza con gli inglesi. Una tale richiesta avrebbe aperto uno scenario utile a Napoleone. Ma quella richiesta non avvenne.
Franco Savelli mi ha dato l’opportunità di penetrare un po’ più nel groviglio dei complessi rapporti fra i protagonisti della Storia nel periodo precedente all’unificazione della nostra Italia e che, in qualche misura, riguarda la Storia della nostra bella cittadina, Pizzo, che abbiamo tutti nel cuore.

1 commento

  1. Riccardo Riccardo
    8 giugno 2020    

    Ottimo approfondimento appropriato
    Riccardo

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